Nei contesti organizzativi e formativi aziendali si parla con sempre maggior frequenza di Coaching. Il termine viene usato spesso col significato di “allenare”.
Simili indicazioni si inseriscono in quel filone delle Teorie Manageriali umanistiche teso alla valorizzazione e allo sviluppo delle risorse umane. Questa visione, lontano dall’essere in contrapposizione con le mutevoli e complesse esigenze del mercato, rappresenta uno dei fondamentali veicoli di realizzazione.
Infatti la variazione delle condizioni di competitività hanno portato a considerare la centralità del fattore umano nelle strategie d’impresa. In particolare, nella realizzazione degli interventi di Coaching si sono delineati, in base ai diversi presupposti teorici, due tipologie di approccio:
- Prescrittivo-comportamentale” che si rifà alle teorie comportamentiste(PNL), tendente a veicolare una visione meccanicistica con la preminenza del fattore tecnico-strumentale, dove la funzione del Coach si risolve nell’aiutare ad apprendere strategie e comportamenti efficaci in relazione al ruolo ricoperto e al contesto di riferimento.
- Olistico-cognitivo” che si rifà alle teorie cognitiviste e alla psicologia di stampo umanistico-sociale. Quest'ultimo considera la persona nella sua globalità e si inserisce nel filone degli interventi promossi dal modello formativo-educativo di tipo umanistico.
Il Coaching ancor prima di porsi obiettivi specifici quali il miglioramento delle capacità legate ad un compito specifico o al ruolo lavorativo, favorisce lo sviluppo di un pensiero critico e creativo, di una riflessività tesa a mantenersi in una continua e vigile decostruzione delle categorie su cui ordinariamente si radica l’agire, alla ricerca delle questioni più profonde per crescere e prosperare.
Attivare una consulenza che metta in moto il pensiero causativo e creativo significa guardare al futuro iniziando a scegliere nel presente, evitando di rimanere troppo vincolati al passato.
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